Stateless

Più passa il tempo e mi accorgo quanto una semplice frase possa generare l’effetto contrario a quello voluto. Magari a volte è un semplice messaggio che viene male interpretato da chi lo legge, del resto può succedere di attribuire un tono sbagliato a delle parole asettiche che compaiono sul freddo schermo di un cellulare…

Tralasciando le frasi di circostanza che lasciano un po’ il tempo che trovano nell’inutilità di alcuni incontri, le altre che spesso fanno danno sono le frasi fatte che si possono usare proprio al momento giusto, come le citazioni suggerisce giustamente un caro amico… Tra queste, una la sto sentendo forse un po’ troppo spesso: “è lei che ci perde e lo sai”.

A parte il fatto che non so se sia effettivamente così, ma a quello che ci ho perso io chi ci pensa? Perché per quanto possa scervellarmi, credo di sapere e di essere consapevole solo di quello che non ho più. Piccoli pezzi di cuore che saltano ogni volta che un bel ricordo ritorna alla mente, pezzi di anima che si strappano ogni qualvolta sento la mancanza di un momento, di un’espressione o di un semplice gesto. L’unica cosa che non va via è semplicemente il malessere di aver perso una persona con cui io (almeno) stavo bene.

E più te la dicono sta frase, più ti si ficca in testa il dubbio: ma se chi si sta allontanando ci perde, perché al momento quello che l’ha preso più nel culo sento di essere io?

Broken

Che rumore fa un sogno quando si infrange?

Non lo sapete? Beh è molto simile a quello di un cuore quando si spezza.Se non avete mai sentito questo rumore allora siete delle persone molto fortunate, e spero con tutto me stesso che non siate mai costretti a sentirlo in tutta la vostra vita.

Avete presente quando un bicchiere o una bottiglia si frantumano dopo essere precipitati sul pavimento? E’ molto simile… solo meno squillante, più sordo, più opaco, e dal volume poco percettibile. E’ quasi impossibile infatti che altri riescano a sentirlo oltre a noi stessi.
Un attimo prima senti il tuo cuore che batte normalmente, in alcuni casi anche in maniera leggermente accelerata ma quello dipende dalle emozioni del momento. Poi tutto ad un tratto “Crack”, quello che resto dopo è solo il silenzio. Il cuore non batte più, il respiro si ferma, un peso incredibile grava sul petto. Mestamente i battiti ricominciano, il ritmo torna normale o quasi, ma il loro suono non è più quello di prima, manca qualcosa. Sai perfettamente che quel qualcosa non tornerà più, ma nonostante la consapevolezza fai comunque fatica ad accettare la cosa. Sì perché ogni volta che succede una cosa del genere, e fidatevi che non succede mai una volta sola nella vita, non si fa altro che raccogliere i pezzi da terra, e quando succede puntualmente ci si accorge che ne manca sempre qualcuno.

“Si va avanti più leggeri”, direbbe qualcuno. Ed invece no.Più perdi pezzi, più il peso che ci portiamo dietro aumenta. Ci intralcia, ci affatica, ci lega al passato e ci rende sempre più difficile proseguire verso quello che abbiamo davanti. Crea muri, barriere, sistemi difensivi che in realtà non sono altro che gabbie per noi stessi in cui ci rinchiudiamo di nostra spontanea volontà. E ogni volta uscire da quelle gabbie si fa sempre più difficile, finché non diventa troppo tardi, e ci accorgiamo che quello che abbiamo perso, che ci è stato tolto tempo prima, ci ha fatto un danno maggiore di quello che pensavamo.

E tutto, inevitabilmente, ci porta alla fine.

A shooting star right in the head

È da poco passato quel periodo dell’anno in cui tutti si ritrovano sulla spiaggia di notte con il naso rivolto al cielo, nella speranza di vedere una stella cadente a cui affidare i propri desideri. Una pratica che col crescere tendi sempre di più a considerare di poca utilità, perché per un motivo o per l’altro comprendi che non c’è nessuna entità superiore che prende appunti su quello che sta chiedendo il tuo cuore. Io onestamente ho già problemi con baristi e camerieri che non capiscono quasi mai al primo colpo quando faccio un’ordinazione, figuriamoci ad interfacciarmi con divinità varie ed eventuali…
In passato poi ho avuto sempre un cattivo rapporto con i desideri, un po’ come i “clienti” del genio della lampada leggermente sordo di una vecchia barzelletta, quella del “pazzo” di 30 cm, giusto per intenderci, ma che non riporterò qui per ovvie ragioni. In ogni caso è stancante ritrovarsi costantemente a veder andare le cose sempre nella direzione opposta a quella in cui si spera, e vuoi o non vuoi perdi la speranza in tutto ciò che ti circonda. Da ragazzini si è più sognatori, poi si cresce, si cambia, e si elaborano le situazioni in maniera diversa. Alcuni un po’ sognatori riescono a restarlo, altri ne perdono totalmente la capacità, e poi ci sono quelli come me che portano avanti entrambe le filosofie, accostando ad una razionalità particolarmente radicata una vena di speranza che porta al cuore dei sogni. Ogni delusione però ne ostruisce il passaggio, come il colesterolo blocca le arterie coronariche, e tutto diventa sempre più difficile da affrontare, da sopportare e da vivere. Ogni nuova speranza o sogno farà sempre più fatica a superare una determinata soglia, e se da un lato questo può essere un bene per non crearsi false illusioni, dall’altra è sicuramente un male in quanto rischia di privarci di ogni stimolo possibile nel perseguire i nostri desideri, che così facendo ci sembreranno sempre più lontani, più irraggiungibili e sempre meno realistici, qualunque essi siano.
Per alcuni forse sarà solo un punto di vista pessimistico, per altri la norma, per altri ancora una dura realtà quotidiana, che giorno dopo giorno ti svuota completamente, ti prosciuga, assorbendo qualunque istinto, pulsione o interesse.
Si dice che il tempo rimargini tutte le ferite, ma a volte ci mette veramente tantissimo tempo, più di quanto uno possa immaginare. E nulla può la ragione per mitigare tale situazione, non c’è un lenitivo in grado di alleviare la delusione, ma piano piano, con molta calma, tutto diventa più chiaro, più nitido, e si cominciano a vedere le cose con occhi diversi. Si comprendono gli errori, si comprende che non sempre è colpa di qualcun altro, ma solo di noi stessi. E lì si comincia a stare meglio penserete voi… E invece no, perché il problema alla fine è solo uno ed è proprio questo, che quando ritorna la calma e la rabbia defluisce e va via, tutto ciò che rimane è solamente il dolore… quello con la D maiuscola…

We are moving…

Quando ho cominciato a scrivere riempire questo blog di cretinate, i buoni propositi erano semplicemente quelli di riuscire a scrivere di più, che poi onestamente era la cosa che più mi premeva al tempo. Non sono mai stato troppo dietro agli “ascolti”, ma qualcosa mi mancava. Alla mia libertà di scrivere cazzate avevo bisogno di accostare la libertà di poter fare casino su WordPress, installando plugin utili e modificando a mio piacere il layout, ma ahimè, l’istanza messa a disposizione gratuitamente da WordPress.com non me lo permette…

Funziona tutto alla perfezione, ma è limitato al minimo indispensabile, tutto il resto è a pagamento, ed onestamente spendere del denaro per qualcosa che riesco a mandare avanti solo saltuariamente non mi sembra un buon investimento.

È proprio per questo motivo che mi “sposto”, trasloco anche in maniera digitale dopo essere stato costretto a farlo nella realtà, sperando però di aver fatto la scelta giusta e ritrovarmi su di uno spazio web migliore della zona in cui abito (cosa che al momento non è troppo difficile ad essere onesti).
Perciò, come si suol dire, “arrivederci e grazie per tutto il pesce”, da adesso in poi troverete tutte le cazzate che scrivo su demonrp.altervista.it, e pian piano trasmigrerò anche i vecchi post di questo blog su quello nuovo, o almeno ci porterò quelli che hanno ancora un senso di esistere… Chissene direte voi, e c’avete pure ragione… In ogni caso, Mahalo.

Il 9 settembre è stato un giorno bellissimamente triste

Il 9 settembre 2016.
E’ stato un giorno che è partito malissimo, che poi è proseguito benissimo e che poco dopo è andato ancora meglio, superandosi nuovamente subito dopo, per poi crollare prima nel peggio e più tardi nel peggio ancora. So che alla fine non ho detto praticamente nulla, ma i risultati di oggi si vedranno solo nei prossimi giorni… Please wait…
Siccome però di questa giornata credo di averne abbastanza, mi sa che per oggi chiudo i battenti e mi metto a guardare un film, sperando che quella di domani vada come deve andare senza rompere zebedei vari, soprattutto perché mi aspettano un sacco di cose da fare, e mirabolanti avventure attendono degli ignari giocatori di D&D che nel pomeriggio dovrebbero passare per caso dalle zone di Karameikos…