Capitan Harlock 3D

Nelle ore che hanno preceduto la visione del nuovo film di Capitan Harlock, non nego che, preso un po’ dalla nostalgia, ho riascoltato la sigla che negli anni della mia infanzia apriva le puntate della serie animata in tv. Un po’ di commozione ha tentato di venir fuori, era inevitabile, ma mi sono imposto di reprimerla, anche perché l’idea di tamponare qualcuno sulla tangenziale per CH1colpa di una limitata capacità visiva causata dalle lacrime non era sicuramente nei miei programmi per la serata.

Ora, non è che voglio fare come il classico vecchietto che dice “Eh, ma ai miei tempi le cose erano fatte meglio”… Cioé si… voglio farlo, ma per contratto devo prima convincervi del contrario… In ogni caso, è fuor di dubbio che le sigle dei cartoni degli anni ’70-’80, siano decisamente una spanna più in alto (di più a dire il vero) rispetto a quelle successive o odierne.

Ma partiamo dal punto principale della questione: la trama. Se vi aspettate di andare al cinema a vedere uno splendido riassunto in computer grafica di quello che fu la trama della vecchia serie a cartoni… scordatevelo. La storia principale narrata nel film non ha nulla a che vedere con quella che tutti conosciamo, anzi è stata praticamente ribaltata. Non c’è nessuna razza aliena che vuole conquistare il nostro CH2pianeta, anzi, sono gli stessi esseri umani che dopo aver conquistato ed esaurito numerosi altri pianeti, cominciano a desiderare di ritornare su quello natale.

Fuffa narrativa a parte, la prima cosa che colpisce nel film, sono le corazze blindate dei pirati di Capitan Harlock. Giusto per farvi avere un’idea… Prendete la corazza del Big Daddy di Bioshock, gli stivali dei robot nemici di Kyashan, nonché l’agilità, le movenze e l’interfaccia a realtà aumentata dell’armatura di Ironman. Mischiate tutto, ed il gioco è fatto, ecco dei moderni ed originali pirati dello spazio…

Gli eventi scorrono comunque abbastanza bene, a patto di non fermarsi seriamente a riflettere su quanto effettivamente viene detto o mostrato. Questo perché altrimenti ci si dovrebbe chiedere come mai la struttura che sostiene gli ordigni esplosivi e che è trainata dall’Arcadia, nonostante le dimensioni importanti, CH3non sia stata minimamente colpita o urtata durante il combattimento precedente contro una miriade di caccia nemici.

Sorvolando poi sulle varie teorie sullo spazio-tempo, e su come si volesse premere il tasto reset dell’universo, c’è un’altalenanza nella trama che passa dall’essere prevedibile all’inverosimile ad insensatamente poco coerente. In alcuni punti si fa anche un po’ fatica a stare dietro a tutto.

Il livello delle texture grafiche è gradevole, ma non eccezionale; diciamo che ci si attesta su un livello similare a quello dei filmati degli ultimi titoli della saga videoludica di Final Fantasy, ovvero “bello, ma c’è di meglio”. Il 3D è invece CH4migliore del previsto. Non raggiunge i livelli visti su Avatar, ma almeno non è insignificante, fastidioso o tendenzialmente inutile come in molte altre produzioni pseudo-recenti.

Una pellicola che quindi non è considerabile un capolavoro, che merita la visione al cinema esclusivamente per il supporto visivo in 3D, e che raggiunti i titoli di coda supera solo di poco la sufficienza.

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