I amar prestar aen.

Il mondo è cambiato.
Han mathon ne nen. Lo sento nell’acqua.
Han mathon ne chae. Lo sento nella terra.
A han noston ned ‘wilith. Lo avverto nell’aria, e no, non ho scoreggiato…
A volte è strano ritrovarsi in situazioni che un tempo si sarebbero vissute in tutt’altro modo.
Qualche anno fa, avrei probabilmente atteso il cambio del cellulare come un evento quasi unico. L’avrei pensato di continuo, febbricitante fino a quando non avrei potuto stringere tra le mani la confezione. Avrei gustato avidamente ogni singola molecola di quel profumo che si libra nell’aria quando si apre per la prima volta un giocattolo hi-tech, l’odore di deja2tecnologia nuova…
A giorni, il contratto che mi lega alla mia compagnia telefonica sarebbe scaduto, ed essendo rimasto soddisfatto (almeno per ora), ho provveduto al rinnovo preventivo, conquistando quindi un nuovo apparecchio (che forse avrà una batteria in grado di superare la mezza giornata), ed entrando ufficialmente nella categoria degli indebitati che hanno sul groppone un finanziamento pendente… Chissà come mai, non sono per nulla contento…
Quello che conta però, è che una cosa del genere un tempo sarebbe stata motivo di entusiasmo e giubilo, ora invece sta passando solo come uno dei tanti impicci che, bene o male, sembra essere quasi risolto. Il vecchio iPhone 4 ha fatto il suo tempo, e mi costringeva a ricaricarlo almeno una volta al giorno, e quindi il suo successore non potrà che portare sollievo a codesto fardello. Ma la configurazione del nuovo iPhone 5s non riesce comunque a distrarmi dalle grazie di Lynn Collins nei panni di Dejah Thoris nel film John Carter, in onda ora su Rai 2. Per quanto sia preferibile la controparte letteraria della storia di John Carter di Marte, la versione cinematografica non mi è dispiaciuta per nulla, anzi, la sto rivedendo volentieri, il che mi spiega soprattutto una cosa…
I amar prestar aen. Il mondo è cambiato. E quello che mi serve adesso, è solo… l’Avventura…

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GameSoul: Dragon Ball Z: Battle of Z – Guida Obiettivi e Trofei I

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Con un leggero ritardo, dovuto anche ai lavori per il passaggio alla versione 2.0 di GameSoul, è finalmente online la prima parte della guida obiettivi e trofei di Dragon Ball Z: Battle of Z, di cui qualche giorno fa vi ho anche segnalato la recensione. Come sempre trovate il link qui in calce. Dateci un’occhiata, e fate un fischio se avete bisogno di una mano, di supporto per boosting, coop e via discorrendo. La versione utilizzata per la guida è per Playstation 3, quindi fate riferimento al mio PSN@ID, che ovviamente è “demon_rp” (ovviamente senza virgolette). Nel caso, non dimenticate di specificare nel messaggio il motivo dell’add. Mahalo.

GameSoul: Dragon Ball Z: Battle of Z – Guida Obiettivi e Trofei I

E chi chiamerai?

Già. E chi chiamerai ora?
Non sono cose che faccio spesso, più che altro perché da che sono nati i social network, citare il “morto del giorno” è diventata una moda ed una brutta abitudine, specie quando del povero defunto si sa poco e niente. Lo ha detto in maniera Harold-Ramissublime Zerocalcare, che sul suo blog, nel post intitolato Quando muore uno famoso…, ha racchiuso ogni virale conseguenza del trapassare ai tempi di Facebook e Twitter, perché che sei schiattato non frega un cazzo a nessuno, ma ripetere le frasi che hai detto in un film a caso fa sempre figo, anche se non sai minimamente di che cosa stai parlando e non hai mai visto un suo mezzo film.
Harold Ramis, meglio conosciuto da tutti come il Dottor Egon Spengler, era il “secchione” del gruppo degli acchiappafantasmi, quello che in pratica tra tutti e quattro aveva studiato veramente e più di tutti. Ma era stato anche altre cose oltre che questo semplice ruolo. Era stato il regista di Indiavolato, un filmetto, una versione comica del Faust (circa) interpretato da Brendan Fraser; non un capolavoro certo, ma a me è piaciuto. Ha recitato in Alta Fedeltà ed ha diretto e sceneggiato Ricomincio da capo (il giorno della marmotta, nel caso il titolo non vi dicesse nulla). Animal House nemmeno ve lo nomino…
Era malato da tempo di una forma autoimmune di vasculite infiammatoria, che incorrendo in delle complicazioni ha portato a quello che sapete. Che cos’è una malattia autoimmune? Una di quelle brutte. Una che il nostro organismo non capisce cos’è e che quindi non combatterà mai come si deve. Ed è qualcosa che non puoi capire né accettare. Sai che non c’è cura. Sai che non harold-ramis2guarirai mai. L’unica cosa che puoi fare è tenere a bada la malattia con una qualche terapia, che di solito è di tipo corticosteroidea. Che significa? Cortisone. Che magari aiuta a controllare la malattia, ma intanto ti sta facendo danni da altre parti a tua insaputa, ma di cui prima o poi ti accorgerai…
A parte questa parentesi medica, resta comunque molto triste vedere andar via (in senso figurato), l’interprete di uno dei personaggi che quando eri piccolo ti ha accompagnato in tante serate, e che ti ha fatto sognare di poter, un giorno, infilare uno zaino protonico sulla schiena ed urlare “Andiamo, Acchiappafantasmi!!”. Ma la realtà è un po’ differente ed anche molto più cinica. E quando vedi morire gli eroi della tua infanzia, significa solo una cosa: che stai invecchiando.
“Mai incrociare i flussi. Incrociare i flussi è male”. Requiescat in pace Dottor Spengler.

The Wolf of Wall Street

The Wolf of Wall Street, la pellicola con cui Leonardo Di Caprio tenterà per l’ennesima volta di vincere un Oscar.
The Wolf of Wall Street, il film tratto da un libro, che mette a nudo la storia di un uomo, che da semplice neo-laureato diventa prima un ottimo broker e poi un magnate delle borsa americana. Peccato che nel tragitto diventi anche un drogato, un puttaniere, un criminale, e tante altre cose non propriamente lusinghiere, ma non è mia intenzione fare la wolf3morale (non ancora almeno).
The Wolf of Wall Street, tre ore di pellicola, che a me non hanno detto o lasciato assolutamente un cazzo.
Il film comincia bene eh, per l’amore del cielo, e ti fa ben sperare. La premessa promette, ed è proprio lì che la cosa ti fotte. Pensi di essere di fronte ad un altro film come The Departed, e l’adrenalina comincia quasi a venir su senza problemi.
Per un po’ riesci anche a seguire il protagonista, ad immedesimartici come hai fatto con altri prima di lui, ma la cosa non dura tantissimo. Si perché il livello del film sale man mano come dovrebbe, ma poi subisce un punto d’arresto. Ti rendi conto che dopo un certo punto tutto rimane statico e fisso solo su poche e determinate cose reiterate di continuo, ovvero soldi, droga e prostitute, cose che a meno di essere un sedicenne, non possono occupare un intero film di tre lunghe ore.
Proprio per questa ragione, già da metà pellicola si comincia ad attendere il momento in cui la trama possa prendere una svolta importante, che rialzi l’attenzione e porti ad un finale d’effetto.
Nel frattempo, il protagonista/narratore, comincia a tagliare corto nelle wolf2spiegazioni dei suoi subdoli piani, togliendo allo spettatore una delle poche cose interessanti della storia, che intanto continua a navigare tra culi e tette senza problemi di sorta, e chi guarda continua ad aspettare la svolta…
In alcuni frangenti, tutto sembra cercare perfino di dare al protagonista l’apparenza dell’eroe, di colui che si traveste da novello Robin Hood (cosa tra l’altro citata nel film), ma che alla fine non resta nient’altro che quello che ho detto all’inizio: un drogato, puttaniere e criminale. Lo spettatore intanto, attende sempre la svolta epocale del film…
Poi, quando ormai si è certi al cento per cento che sta per succedere qualcosa di straordinario… Il film finisce. Ma come? Dov’è il colpo di scena? Che fine ha fatto il finale ad effetto? Dove sta la svolta che tanto aspettavamo?
Probabilmente la troverete nella birra che vi consiglio di farvi dopo il film, non vi renderà i soldi del biglietto o le tre ore passate chiusi nel cinema, ma un bella birra scura ghiacciata, da sempre una svolta alla vostra giornata…

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Ci sono cose che non capisco…

Ci sono cose che non capisco. Per molti potrà sembrare solo il titolo di una canzone di Caparezza di qualche anno fa (più o meno), per altri sarà solo una frase buttata lì senza un contesto. Per me invece comincia ad essere un mondo intero, e per giunta fin troppo ripetitivo.

Non capisco perché la gente cosiddetta “per bene”, si mischi ad altra di ben altra risma, e che per pochi spiccioli non si crei problemi a privar il prossimo dell’ultimo alito di vita.

Non capisco perché qualcuno debba approfittarsi di poveri anziani, a cui già poco resta nella loro solitudine, e che ad entrar così nelle loro case non fanno altro che portare ulteriore paura ad anime racchiuse in già deboli corpi.

Non capisco perché ci si debba accanire così tanto contro una propria pari, contro chi ancora probabilmente non conosce i problemi “grandi” della vita, fino a farle commetter un gesto così definitivo.

Non capisco perché in questo mondo che ci siamo creati man mano, a soffrire debbano essere sempre le persone buone, mentre le altre vanno sempre avanti senza il minimo problema.

Non capisco perché debbano pagare coloro che con i denti difendono i propri cari ed i sacrifici di una vita, mentre chi commette le peggiori infamie possa camminare a testa alta per il paese.

Non capisco perché ci debbano esser individui che ti accolgono col sorriso e ti pugnalano con un abbraccio, incuranti, se non proprio orgogliosi, di tutto quello che fanno a coloro che li credono amici.

Non capisco perché tutto a volte debba andare per forza nel verso sbagliato, e che il destino debba accanirsi contro tutto quello che ci sta a cuore.

Non capisco perché a volte sia così difficile dire qualcosa a qualcuno, e perché anche un semplice “stai bene con i capelli così” debba morirti in gola fino a quasi strozzarti.

Non capisco perché ci si debba vomitare contro le peggiori cattiverie, senza un valido motivo apparente, ma solo perché ci si arroga il diritto di essere migliori di chi si ha di fronte.

Non capisco perché ci si ostini a cercar tristezza, lasciando in un angolo a marcire tutta la felicità che si desidera.

Non capisco dove sia finito il vero significato di giustizia, o dove si sia rintanato quello dell’orgoglio.

Non capisco perché le cose cambino più in fretta di quanto ci serva per assaporarne bene il momento.

Non capisco perché ci siano così tante cose che non capisco, ma so che alcune di queste non sono sicuro di volerle comprendere.