Di fumetti, di 30 centesimi, di Dylan Dog, e di discorsi che non capisco…

Seguendo alcuni fumetti ed essendomi appassionato alle loro storie ed ai loro personaggi, nel tempo ho sviluppato anche il desiderio di sapere chi si celasse dietro le quinte di queste avventure di carta. Il vivere nell’epoca dei social network aiuta molto in queste cose, e succede che tra un blog, un post su facebook ed un tweet, riesci a volte a scambiare una parola anche con gli autori a cui devi/vorresti dire grazie per i bei momenti che ti hanno fatto passare con il naso tra le pagine di un fumetto. Ora, in tutte le cose c’è il bene ed il male, e dal mio punto di vista adesso, il bene è che si riesce a vedere anche il lato umano di quei nomi che fino a qualche anno fa leggevo solo in seconda di copertina, il male invece, è che come riesci a parlare tu con questi autori, lo fa anche chi vuol dire per forza la sua e perde una buona occasione di stare zitto.
Il tutto è nato, da quanto ho capito, dalla divulgazione della copertina del numero 334 di Dylan Dog, che per coincidenza, oltre ad intitolarsi La paga dell’inferno, sarà il numero della serie regolare che porterà un piccolo aumento di prezzo degli albi, di 30 centesimi
30centesimiPersonalmente, la mia reazione nell’apprendere che Dylan Dog aumenterà di 30 centesimi, è stata molto da lord inglese, ed infatti la prima frase che mi è passata per la mente è stata: “eh, Dylan Dog aumenta di 30 centesimi, esticazzi?”. Questo non perché non me ne importi, anzi, lo seguo da una vita, ma sono cosciente che gli aumenti sul prezzo di copertina ci sono sempre stati, e ci saranno sempre nel futuro, e mi pare una cosa normale; quindi perché mi chiedo, in tanti si sono mobilitati per denigrare il fumetto, gli autori e tutto quello che gira intorno alla testata o alla casa editrice?
Parliamoci chiaro e fatemi capire, perché c’è chi con sottili frasi o con altre più dirette, è insorto per questo scandalo dei 30 centesimi in più, additando alcuni presunti colpevoli e dicendo che per “un prodotto infimo come è al momento Dylan Dog, l’aumentarne il prezzo è un furto bello e buono” (in summa). Tra l’altro non voglio pensare a cosa faranno questi stessi individui quando scopriranno che, mentre loro organizzano il boicottaggio di una delle migliori testate fumettistiche italiane, il governo sta validando l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie (conti correnti e libretti postali etc.), che passano così dal 20 al 26 percento; ovvero una cosa che potrebbe far perdere al singolo più di 3,60€ all’anno, ed il tutto senza il bisogno di andare in edicola!! Ma non divaghiamo…
Delle polemiche sterili io mi stanco presto, quindi non ho letto tutti i commenti che son venuti fuori in seguito, e che probabilmente ancora stanno generando flame, ma mi verrebbe in mente di esternare un attimo il discorso su un piano un po’ più ampio. Non so che mestiere fanno i singoli insorti, ma mettiamo il caso che siano degli impiegati X di un certo settore, che ne so, magari dei programmatori per un’azienda di IT (che esempio fantasioso eh? XD). Adesso mettiamo che il nostro programmatore prenda 100 soldi al mese per il suo lavoro, di cui 20 ahimè, vanno a finire nei costi necessari per recarsi al lavoro, altri 20-30 per il sostentamento personale e della propria famiglia, etc etc. Diciamo alla fine che dei 100 soldi di stipendio, escluse le spese obbligatorie, quelle di svago etc., il nostro programmatore riesce a mettere da parte 15 soldi al mese. La benzina aumenta, il costo della vita aumenta, ed il nostro programmatore comincia a spendere di più, tanto che al mese i 100 soldi non bastano più, e quindi dydcolornon solo non riesce più a mettere da parte i 15 soldi che riusciva a risparmiare prima, ma comincia a spendere più di quanto guadagna realmente. A questo punto, è chiaro che il nostro programmatore ha bisogno di un aumento, ovvero, vuole un aumento di prezzo della propria copertina… Facendo due conti quindi, devo supporre che chi non vuole pagare i 30 centesimi in più al mese per DYD e non lo vuole più comprare, rifiuti categoricamente lo scatto di anzianità in busta paga, o che si licenzi immediatamente se il suo datore di lavoro provi a proporgli un inaspettato aumento di stipendio.
Alcuni poi hanno detto che quello che li disturba non è tanto il fatto che aumenta il prezzo di copertina, ma che non sono stati avvisati come faceva Sergio Bonelli sul numero precedente a quello con l’aumento (e qui il classico rumore di unghie che cercano di fare presa sulla superficie di uno specchio). A parte il fatto che, se non mi sbaglio, il numero precedente a quello con l’aumento è il 333, e nelle edicole non mi pare sia ancora arrivato (ci sono andato ieri e ci ho trovato solo il 332). Di conseguenza chi dice che non ci sarà qualche riga nell’Horror Club che avvisi della cosa? Ed in ogni caso, anche se queste fantomatiche righe di avviso non ci fossero, perché sono da considerare un problema tanto grave? Quell’avviso era un qualcosa voluto da Sergio Bonelli, che adesso, sfortunatamente, non è più tra noi. E se la casa editrice non vuole più metterlo (per qualsiasi ragione possibile), ha ragione di farlo, perché adesso alla direzione dell’azienda ci sono altre persone, che non sono ovviamente Sergio Bonelli e non devono per forza far finta di esserlo. E’ come dire che ognuno di noi è stato educato dai propri genitori (si spera), ma non significa che poi noi dobbiamo andare ad educare i nostri figli per forza allo stesso modo; lo faremo a modo nostro, per quanto simile possa sembrare a quello dei nostri vecchi.
Per altri infine, il discorso aumento è degenerato, diventando una vera e propria crociata contro il fumetto “demmerda”… E “demmerda” in toto eh, tirandoci dentro sia “le storie che i disegni”, fa tutto cagare per loro, che di sicuro di fumetti ne capiscono (e qui si sente in lontananza Leonida che dice: https://www.youtube.com/watch?v=PPEvata5SLw ) .
Cioè, non capisco… Spiegatemi un attimo… Voi volete venirmi a dire che il Dylan disegnato dai fratelli Cestaro è brutto? Che matermorbiquello di Lola Airaghi non è splendido? O che quello di Maurizio Di Vincenzo non vi lascia incantati guardando le sue tavole? Così, giusto per citare qualche disegnatore eh…
E le storie? Ci sono persone che continuano a dire imperterrite che solo i primi 100 numeri sono “belli” mentre tutti gli altri venuti dopo fanno schifo… A me, fino a prova contraria, risulta che Mater Morbi (numero 280) sia ben oltre il numero 100 e sia una storia meravigliosa, come lo è tra l’altro anche La predatrice, che non fa nemmeno parte della serie regolare, ma che è venuta molto dopo il 1995. Con il giusto tempo potrei elencarne tantissime di storie “belle” di Dylan, addirittura con annessa motivazione (e forse un giorno lo farò), ma la cosa mi fa comunque pensare perché o leggiamo due fumetti differenti, e quindi il Dylan Dog che arriva dalla mie parti è diverso dal vostro, oppure io di fumetti proprio non ne capisco nulla (cosa che può tranquillamente essere vera, e che mi andrebbe comunque bene).
Posso capire che a qualcuno il tratto del singolo disegnatore Y possa non piacere, ed ok, lo comprendo; a me per primo, per esempio, non piace il tratto di Miyazaki, ma mica vado a dire che quello che fa è merda, anzi, Il castello errante di Howl e Kiki’s Delivery Service sono due opere animate che adoro alla follia. E’ questione di coerenza. Per le storie poi è la stessa identica cosa. Come si fa a dire che sono tutte brutte? Siamo sicuri di aver capito cosa provava chi l’ha scritta quando l’ha scritta, o cosa stava cercando di farci sentire con quelle pagine? Non è bello pensare che la sceneggiatura di un fumetto sia priva di emozioni e sentimenti solo perché scritta per “un giornaletto”, perché se guardate bene, troverete sempre un significato importante dentro quelle pagine (ok, quasi sempre). Ma per fare questo però, c’è  bisogno di cominciare a leggere anche col cuore, non solo con gli occhi, e non tutti forse ne sono capaci.

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