Orfani 1 – Piccoli spaventati guerrieri

Orfani. Loro non fanno arte, fanno cadaveri, ed io faccio puntualmente ritardo, anche con loro.
Lo dico apertamente, non riesco ad essere molto imparziale su questo fumetto, e se continua così dubito di poterlo essere in futuro. Ne sono usciti solo cinque numeri (sei in realtà, cinque sono quelli che ho letto), mi ci sento già molto legato, ma se è per questo lo ero anche preventivamente fin da prima che uscisse, anche se per ragioni differenti da quelle attuali ovviamente.
Quando si cominciò a parlare ufficialmente di questa nuova serie Bonelli e si diffusero i primi “retroscena”, il nome e la sua genesi mi colpirono particolarmente. Come scrissi infatti in un piccolo post sul blog di GameStop (QUI), la serie è nata durante una partita di Dungeons & Dragons, e queste sono due grandi coincidenze, perché sempre giocando a D&D, più di dieci anni fa, nasceva invece dalle mie parti La Compagnia degli Orfani, un gruppo completamente disomogeneo e disastrato di avventurieri alle prime armi, che stavano per intraprendere un’avventura decisamente molto più grande di loro.
È risaputo che tutto trae ispirazione dalla fantascienza bellica in stile Fanteria dello spazio, etc., quindi sorvoliamo i preamboli ed arriviamo al dunque, tuffiamoci nella pagine che sono amabilmente a colori.

Numero 1: Piccoli spaventati guerrieri – Il primo è chiaramente un numero molto introduttivo, l’incipit classico di un’opera che plasma la sua ambientazione iniziale, un po’ come l’artista prepara la creta o i colori poco prima di cominciare a creare. Una buona storia di solito ha bisogno di un perché, in modo che gli eroi al suo interno possano muoversi con una motivazione valida, e le pagine di questo primo numero spiegano proprio questo, ci dicono perché i nostri eroi si trovano in questo oscuro momento della propria vita (come tutto il resto del mondo orfani1tra l’altro), e li presenta dinanzi al pubblico in tutta la loro eroica eroicità di fotuttissimi soldati di un’élite che voi nemmeno vi potete sognare. Del resto c’è poco da sindacare, loro sono fighi, sono forti, e fanno cadaveri. Li vediamo vivere due epoche differenti, una immediatamente successiva all’attacco alieno sulla terra, dove tutti hanno perso famiglie, parenti, amici, e dove in attimo, da semplici bambini quali erano, si sono ritrovati ad essere degli inutili orfani di guerra. Ma c’è un’altra faccia della medaglia, c’è l’altra epoca, che invece li vede invece già adulti, forti, addestrati ad essere non solo il meglio delle truppe terrestri, ma qualcosa di molto più potente. E beh… Ci riescono benissimo.
La copertina è di Massimo Carnevale, soggetto e sceneggiatura sono di Roberto Recchioni, e sono due autori su cui non c’è bisogno di dire una sola parola, perché se non li conoscete o non li avete mai sentiti nominare, o peggio ancora non vi piace quello che fanno, di sicuro non siete persone che potrebbero essermi simpatiche, e non voglio più avere niente a che fare con voi. I colori, a cura invece di Lorenzo De Felici ed Annalisa Leoni, lo ammetto, sono strani. Ma non strani, nel senso di strani, sono strani inteso come “mi fa strano vedere i colori in un fumetto Bonelli”. E’ difficile da spiegare, ma sono sempre stato abituato alla cosa che se un numero è a colori, vuol dire che c’è una ricorrenza; un numero tondo per esempio (100, 200, etc.), o che sono passati tot anni dal primo numero, e via dicendo. Il vederli regolarmente ogni mese su una testata sarà una cosa a cui mi dovrò abituare, ma sarà un sacrificio che farò volentieri. In ogni caso, il lavoro è ottimo, e riempie (in senso lato) alla perfezione i tratti di Emiliano Mammucari, che oltre ad essere il disegnatore, è anche creatore dell’opera insieme a Recchioni, ma che ve lo dico a fare…

Io comunque vi avviso, se ve lo state perdendo, siete proprio delle brutte persone.

orfanifooter

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Un commento su “Orfani 1 – Piccoli spaventati guerrieri

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