GameSoul @ Lucca Comics & Games 2014

Ebbene si, dopo un paio d’anni d’assenza, torno a Lucca come inviato di GameSoul (sempre il blog di GameStop). In confronto alle volte scorse, sarà un soggiorno un po’ più corto, solo un giorno e mezzo alle fine, e si prospetta così denso di impegni da giustificare l’ansia che mi comincerà a venire circa stasera, una volta messo piede a terra dall’aereo…

Durante la fiera saremo costretti a fare parecchie foto alle cosplayer per il coverage sui social. Si, è uno sporco lavoro, ma ci sacrificheremo per farlo...

Durante la fiera saremo costretti a fare parecchie foto alle cosplayer per il coverage sui social. Si, è uno sporco lavoro, ma ci sacrificheremo per farlo con somma rassegnazione… Credetemi…

Avrò sicuramente poco tempo per cazzeggiare o per andare in giro per fatti miei, ma sarà poco male, in quanto quello che volevo comprare, ovvero le tre variant Bonelli, me le han già prese, nonché fatte firmare da Roberto Recchioni, quindi sono già ampiamente soddisfatto, e poi perché comunque sarà sì una faticaccia, ma vuoi mettere ad andare lì, ritrovare vecchi amici, ed incontrare ed intervistare un po’ di nomi importanti del fumetto italiano? Poi oh, io mi accontento eh…

In ogni caso, di roba a Lucca ce ne sarà veramente tanta, e qualche cosa tra quelle più rilevanti l’abbiamo pure elencata QUI, se volete darci un’occhiata. La manifestazione è già cominciata, ieri tra l’altro, ma io ci metterò piede invece domattina, se tutto va bene… Sempre a patto che già dal passaggio al metal detector dell’aeroporto per la partenza non mi blocchino per traffico illecito di punti metallici…

Quindi, se siete a Lucca, e dovesse capitarvi di vedere una scia nera che sfreccia per le strade trascinandosi dietro un fotografo ed un altro povero malcapitato, non preoccupatevi, ma cercate di stare alla larga dalla sua traiettoria, il suo baricentro piuttosto basso potrebbe esservi fatale. Per gli amici, ci si vede a Lucca, a tutti gli altri CS.

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PS: si, lo so che stai leggendo, maledetto Xur, e so anche che oggi sarai così stronzo da mettere in vendita gli stivali esotici per i Titan… Ti odio, sappilo…

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Sin City – Una donna per cui uccidere

Come dico sempre, il problema principale dei seguiti di film di successo, è principalmente quello di essere stati anche solo minimamente pensati nella testa degli autori. Ci sono forse fin troppi esempi da poter portare a testimonianza della cosa (uno degli ultimi il secondo 300, giusto per dirne uno e non a caso…), ma alcuni di questi almeno, nonostante siano dei seguiti del kaiser, sono perlomeno stati realizzati bene, e magari prendendoli singolarmente possono essere anche apprezzati… in teoria…

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Johnny

Il primo Sin City, con la sua realizzazione decisamente particolare, ai tempi mi era indubbiamente piaciuto. Era l’anello di congiunzione tra il fumetto ed il cinema, un’evoluzione esponenziale del motion comic, che portava (bene o male) una novità che avrebbe lasciato il segno. E’ chiaro quindi che Sin City – Una donna per cui uccidere, ripresentandosi all’incirca alla stessa identica maniera, non può che avere il gusto di qualcosa di già visto, e che per forza di cosa costringerà al confronto col passato.

Si rivedono alcuni dei vecchi protagonisti del primo film, alcuni ancora in grado di respirare, altri invece solo come miseri ricordi della loro vita terrena, in cui in modo o nell’altro sono riusciti a lasciare un segno nelle sporche strade di Sin City. Primo fra tutti, Bruce Willis, che non si capisce se sta nuovamente interpretando il detective John Hartigan, oppure il dottor Malcolm Crowe… Lo ritroviamo chiaramente sempre al fianco di Nancy, interpretata anche stavolta dalla splendida Jessica Alba, che forse in po’ troppo in fissa per Edward Mani di Forbice, decide che il suo bel visino ha bisogno di un piccolo cambio di look. Ma non è solo da sé stessa che Nancy ha bisogno di esser difesa, ma per farlo c’è bisogno di qualcuno più consistente di Hartigan, ed infatti, dove il trapassato detective non può intervenire, ci pensa il buon vecchio Marv, il truccatissimo Mickey Rourke, che compare puntualmente quando qualcosa minaccia la sua piccola amica.

Marv

Marv

Ma la trama principale ruota intorno a Dwight ed Ava (rinominata a quanto pare Eva nel film, come il nome di battesimo dell’attrice che la interpreta, Eva Green). La donna, che essendo il primo amore dell’uomo (Josh Brolin), ha un particolare potere su di lui, e lo costringe in qualche modo ad aiutarla a “liberarsi” del marito che la opprime, tortura, etc etc… Plot abbastanza semplice e scontato, che tutti, bene o male, sappiamo come andrà a finire. Anche il giovane Johnny, alias Joseph Gordon-Levitt, svela subito le sue carte appena fa il suo ingresso nel circolo privato dove il Senatore Roark sta giocando a poker…

A conti fatti comunque, uno non può che ritrovarsi alla fine del film mentre pensa che, contrariamente a quanto si possa pensare, il protagonista della pellicola non sono né Dwight, ne la sua bella Ava, né tanto meno Nancy o Johnny o il Senatore Roark, ma non è altri che Marv, ovvero l’unico elemento che collega le due storie parallele, e cioé quella dei due amanti pronti a farsi la guerra e quella di tutti coloro che vogliono far diventare Roark uno scolapasta… Qualunque cosa succeda in effetti, Marv è sempre in mezzo, e di solito è l’unico che alla fine riesce ad andarsene con le proprie gambe… Ovviamente sono tutte illazioni, ma qualcosa alla fine di un film quasi mediocre e certamente poco entusiasmante me la dovevo pur inventare. Per l’amor di Dio, bella, anzi, bellissima Eva Green, ma un pochino più di impegno nel complesso non sarebbe dovuto mancare… Che poi alla fine a vederlo ci sono andato consapevole che il risultato sarebbe potuto essere questo, ma come si dice: la speranza è l’ultima a morire… o no?

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Tutto può cambiare

Partiamo dal presupposto che il genere di questo film non mi è congeniale, e non è sicuramente il mio preferito. Come ho argomentato a F. alla fine della visione, le ragioni principali sono che nel film non ci sono alieni, non ci sono i vampiri o i lupi mannari, non c’è nulla che esplode, nessuno che dice “L’inverno sta arrivando“, e Sean Bean non muore…

tuttopuocambiare3Perché sono andato a vederlo quindi? Per il motivo principale che ormai fa girare il mondo: era gratis. Come fu per Storia di una ladra di libri, ho avuto la fortuna di ricevere due biglietti per l’anteprima al The Space, e quindi, come si dice dalle mie parti: “quandu è francu, ungime tuttu”, ovvero, tradotto liberamente dal salentino, “se è gratis, dammene a iosa”.

In ogni caso, nel film ritroviamo una Keira Knightley (Greta) in versione cantautrice, reduce da un rapporto un po’ dissestato con un cantante che sta vivendo il suo primo periodo di vero successo, ed un Mark Ruffalo (Dan Mulligan), che riposti momentaneamente i panni del dottor Banner e del suo verde alter ego, si ritrova a fare il talent scout musicale spiantato con a carico una situazione familiare più disastrata di quella lavorativa.

La prima parte della pellicola è bene o male un’accozzaglia di ricordi, che fa rivivere più volte la scena iniziale dai vari punti di vista dei protagonisti. Poi la narrazione cambia ritmo. Dan vede in Greta qualcosa di speciale, che spera ridarà splendore alla sua carriera di discografico, ma lei non è ancora sicura di voler intraprendere quella strada. Convinta a tentare, Greta segue Dan nel suo progetto, ma la casa discografica non si sbilancia più di tanto alla proposta, e da lì, l’idea. Registrare un album direttamente in strada, per tutta New York, sfruttando i rumori ed i suoi che la città offre, trasformando ogni posto in un piccolo studio di registrazione.

Lo ammetto, quest’idea mi è piaciuta, e tanto, ed è quello che è venuto in seguito che mi ha fatto riflettere ed apprezzare (per quanto mi sia possibile) il film. Nelle scene della seconda parte, traspare spesso quello che ognuno di noi dovrebbe infondere nelle cose a cui tiene veramente: la passione. La passione è il carburante dei nostri piaceri, ed è quello che dovrebbe spingerci a fare qualunque cosa pur di realizzare i nostri sogni. E’ una cosa di importanza fondamentale, che non si dovrebbe mai abbandonare per nessuna ragione al mondo. La cosa brutta infatti la trovi quando cresci, vai avanti, e ti accorgi che la passione che avevi tuttopuocambiare1in quello che fai, o che ti piacerebbe fare, l’hai lasciata in un angolo a casa, chiusa in un cassetto (se mi passate la frase fatta), rintanata in soffitta, o perfino spenta e morente tra i ricordi dei giorni passati. Magari basta poco a farla rinascere, una piccola scintilla potrebbe farla tornare di nuovo ardente e fiera, ma sta sempre solo a noi ricreare quella scintilla.

Per concludere, non resta che citare la presenza nel film di Adam Levine dei Maroon 5, che ricopre il ruolo di Dave Kohl, l’ex di Greta, e non da meno anche della presenza di James Corden, che non ricorderemo naturalmente per la sua partecipazione al film Lesbian Vampire Killers, bensì per i due splendidi episodi del Doctor Who nei quali interpreta Craig Owens accanto all’undicesimo dottore (Matt Smith).

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Lucy

Ammetto che la visione del film è stata spinta da pochi sprazzi di trailer (visto di sfuggita e manco integralmente), e dal fatto che la protagonista fosse Scarlett Johansson (aka Vedova Nera negli Avengers giusto per fare un esempio commerciale). Diciamo che ho reagito un po’ come i miei tre amici S. O. ed A., che al cinema davanti al cartellone di Irreversible, hanno risolto così la seguente equazione:

Irreversible + Monica Bellucci + film vietato = ENTRIAMO A VEDERLO.

Per Lucy in effetti confesso che il mio giudizio non è stato da meno, e la mia voglia di vedere il film deriva da una somma un po’ più nerd:

Scarlett Johansson + superpoteri + Scarlett Johansson (l’ho già detto?!) + sconto Grande Cinema 3 = ANNAMO.

Di conseguenza, non mi sono né informato sul resto del cast (non sapevo ci fosse pure Morgan Freeman infatti), né su altre informazioni di contorno, come per esempio che il regista fosse Luc Besson e che il film fosse di produzione francese…

lucy1I film prodotti in Francia, se devo essere onesto, di solito non mi fanno impazzire, anzi riesco a digerire solo alcuni dei film con Jean Renò, ed ogni volta che si parla di queste produzioni, non posso che pensare alla saggia frase del mio amico A. (che siccome non è lo stesso A. di prima, da ora in poi chiameremo K.). Ebbene, la perla di saggezza di K. è questa: “quando scarichi un determinato film da internet, molto spesso non è effettivamente quello che stavi cercando, ma è un altro film rinominato da degli sharer burloni. Il problema è che, se quando lo guardi ti accorgi che è un porno, ok, basta spostarlo nella cartella giusta, ma se invece ti accorgi che hai scaricato un film francese che cazzo ci fai?!”.

Divagazioni a parte, il film parla appunto di Lucy, una ragazza che al momento vive in Cina e che senza volerlo si ritrova immischiata in un traffico di una nuova droga a base di CPH4, una sostanza prodotta durante la gravidanza, e che pare dia la forza alla nuova creatura per poter crescere e sviluppare ossa e tutto il resto. La ragazza viene costretta a portare a destinazione una delle sacche contenente la droga, che per “sicurezza” le viene impiantata nell’addome dopo un intervento chirurgico. Come nelle peggiori fiabe però, qualcosa va storto, e la droga fuoriesce dalla sacca inondando il corpo di Lucy, che per reazione comincia a sviluppare capacità cerebrali in grado di usare più del 10% del potenziale umano, andando a confermare le teorie del professor Samuel Norman, che sul cervello umano ha dedicato un’intera vita di studi, e che non rifiuterà il suo aiuto alla protagonista.

Il problema principale del film, è che dopo un inizio leggermente differente, diventa una rivisitazione di Matrix, con la Johansonn al posto di Keanu Reeves, ma con un’identica presa di coscienza del protagonista del poter alla fine quasi incarnare Dio in persona, ma senza lo stesso fascino e la stessa atmosfera che i fratelli Wachowski sono riusciti a dare al loro capolavoro. Comprensibile il fatto che un traffico di droga possa essere gestito dalla malavita, ed ok, ma che sia in città che in ospedale, una donna possa girare tranquillamente armata senza che nessuno cominci a fuggire urlando, mi pare un attimo esagerato… Stessa cosa per la scena dello scontro finale tra mafiosi e polizia francese, prima del quale gli asiatici si sono organizzati con un arsenale degno di John Rambo, ma che nessun poliziotto o passante è riuscito a vedere… Cazzatelle eh, per l’amor del cielo, ma uno alla fine ci fa comunque caso, e ti lasciano un po’ come direbbe la mia amica F.: “Come on, seriously!?” (frase che io odio terribilmente, e che… si, adesso te l’ho detto, e forse sono nella merda… ma ci penserò poi). Inutile concludere quindi dicendo che la pellicola non mi ha entusiasmato quasi per nulla, idem anche per F. che sotto obbligo e minacce di sua spontanea volontà ha visto il film insieme a me. E’ tutto un qualcosa di già visto, e le similitudini con il film dei fratelli Wachowski  sono fin troppe. Una cosa a suo favore però la si può dire: c’è Scarlett… ma credetemi, è l’unica.

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