Tutto può cambiare

Partiamo dal presupposto che il genere di questo film non mi è congeniale, e non è sicuramente il mio preferito. Come ho argomentato a F. alla fine della visione, le ragioni principali sono che nel film non ci sono alieni, non ci sono i vampiri o i lupi mannari, non c’è nulla che esplode, nessuno che dice “L’inverno sta arrivando“, e Sean Bean non muore…

tuttopuocambiare3Perché sono andato a vederlo quindi? Per il motivo principale che ormai fa girare il mondo: era gratis. Come fu per Storia di una ladra di libri, ho avuto la fortuna di ricevere due biglietti per l’anteprima al The Space, e quindi, come si dice dalle mie parti: “quandu è francu, ungime tuttu”, ovvero, tradotto liberamente dal salentino, “se è gratis, dammene a iosa”.

In ogni caso, nel film ritroviamo una Keira Knightley (Greta) in versione cantautrice, reduce da un rapporto un po’ dissestato con un cantante che sta vivendo il suo primo periodo di vero successo, ed un Mark Ruffalo (Dan Mulligan), che riposti momentaneamente i panni del dottor Banner e del suo verde alter ego, si ritrova a fare il talent scout musicale spiantato con a carico una situazione familiare più disastrata di quella lavorativa.

La prima parte della pellicola è bene o male un’accozzaglia di ricordi, che fa rivivere più volte la scena iniziale dai vari punti di vista dei protagonisti. Poi la narrazione cambia ritmo. Dan vede in Greta qualcosa di speciale, che spera ridarà splendore alla sua carriera di discografico, ma lei non è ancora sicura di voler intraprendere quella strada. Convinta a tentare, Greta segue Dan nel suo progetto, ma la casa discografica non si sbilancia più di tanto alla proposta, e da lì, l’idea. Registrare un album direttamente in strada, per tutta New York, sfruttando i rumori ed i suoi che la città offre, trasformando ogni posto in un piccolo studio di registrazione.

Lo ammetto, quest’idea mi è piaciuta, e tanto, ed è quello che è venuto in seguito che mi ha fatto riflettere ed apprezzare (per quanto mi sia possibile) il film. Nelle scene della seconda parte, traspare spesso quello che ognuno di noi dovrebbe infondere nelle cose a cui tiene veramente: la passione. La passione è il carburante dei nostri piaceri, ed è quello che dovrebbe spingerci a fare qualunque cosa pur di realizzare i nostri sogni. E’ una cosa di importanza fondamentale, che non si dovrebbe mai abbandonare per nessuna ragione al mondo. La cosa brutta infatti la trovi quando cresci, vai avanti, e ti accorgi che la passione che avevi tuttopuocambiare1in quello che fai, o che ti piacerebbe fare, l’hai lasciata in un angolo a casa, chiusa in un cassetto (se mi passate la frase fatta), rintanata in soffitta, o perfino spenta e morente tra i ricordi dei giorni passati. Magari basta poco a farla rinascere, una piccola scintilla potrebbe farla tornare di nuovo ardente e fiera, ma sta sempre solo a noi ricreare quella scintilla.

Per concludere, non resta che citare la presenza nel film di Adam Levine dei Maroon 5, che ricopre il ruolo di Dave Kohl, l’ex di Greta, e non da meno anche della presenza di James Corden, che non ricorderemo naturalmente per la sua partecipazione al film Lesbian Vampire Killers, bensì per i due splendidi episodi del Doctor Who nei quali interpreta Craig Owens accanto all’undicesimo dottore (Matt Smith).

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