GameSoul: Ultra Street Fighter 4 – La Recensione

USF4_1Dopo varie peripezie, ed un numero cospicuo di aggiornamenti, anche la versione Ultra di Street Fighter 4 è arrivata su PlayStation 4. Chiaramente la rece è vecchiotta, si parla di qualcosa pubblicato un mese e mezzo fa (abbondante anche), ma sono in pieno backlog, quindi non scaldatevi troppo, che già fa caldo da queste parti…

Il titolo, come forse saprete, ha avuto un rilascio piuttosto sfortunato, durante il quale numerosi bug hanno minato l’esperienza di gioco sia online che offline. Ora, dopo qualche patch, la maggior parte dei problemi sono stati risolti, ma per parlare di perfezione manca ancora più di qualcosa.

Se vi fa piacere, potete leggere di come ho smadonnato col pad in Ultra Street Fighter 4 sulle pagine di GameSoul.it, che come sempre è il blog di GameStop.it. Il link all’articolo è giusto qui sotto.

GameSoul: Ultra Street Fighter 4 – La Recensione

Dylan Dog – La nuova alba dei morti viventi

Dal mese scorso, terminata da un pezzo la Collezione Storica a Colori di Dylan Dog, La Gazzetta dello Sport arriva in edicola con un’altra collaborazione con Sergio Bonelli Editore. Ne avevamo sentito spesso parlare sui social ultimamente, ed anche su alcuni siti specialistici dell’argomento, ma per quel che mi riguarda non mi ero mai informato più del dovuto. E’ probabilmente di certo un mio problema, perché di solito, ove si parli di Dylan e di nuovi fumetti che lo riguardano, rischio di non essere proprio del tutto imparziale visto quanto ci sono affezionato, e aspetto l’uscita di quasi qualunque cosa con più fiducia del dovuto, ma come si dice… il primo fumetto non si scorda mai.

dyd2Come si sapeva, il primo numero della collana sarebbe stato un inedito, ed in particolare sarebbe stato il remake del primo storico numero con cui il nostro eroe è arrivato in edicola nel lontano 1986. Onestamente è inutile girarci tanto intorno, il remake ha ricevuto consensi ma è stato anche ampiamente criticato dal pubblico. Io ho avuto modo/possibilità/tempo di leggerlo solo l’altro giorno, e devo dire che ancora non ho elaborato completamente se alla fine dei conti mi sia piaciuto del tutto o meno… Del resto già l’impatto che ho avuto con la nuova collana è stato “strano”, ed anche se la fattura degli albi rispetta gli standard di qualità a cui le (ri)produzioni de La Gazzetta dello Sport ci hanno abituato, qualcosina da migliorare la si trova sempre. Per prima cosa, non mi aspettavo che i singoli numeri fossero così piccoli; solo 36 pagine (32 di fumetto effettivo), che per un fumetto americano di supereroi magari è normale, ma che sugli standard bonelliani è circa un terzo di una storia normale. Non ci sono informazioni sulla costina dell’albo, quindi niente numero, titolo o nome della collana; cosa che magari (ipotizzo) riesce ad abbassare i costi di produzione, ma che a livello estetico, una volta infilati in libreria, ad un collezionista/appassionato fa perdere non poca soddisfazione (si, sono cacacazzi pure su ste cose, ma anche l’occhio vuole la sua parte eh…).

Apprezzabili le biografie degli autori a pag.2, che in futuro però rischiano di non avere senso se uno o più di loro cominceranno a ripetersi in stile fotocopia nel corso della collana (vedremo infatti nel numero 4 in uscita in questi giorni). Idem per il Focus On nelle ultime due pagine, in cui uno degli autori viene “sviscerato” un po’ di più.

dyd5La storia? Beh, se dobbiamo essere pignoli, la storia in sé non è proprio un vero e proprio remake del primo numero di Dylan Dog, è più una visione veloce della storia ma da un diverso punto di vista. Seppur qualcuno a queste parole potrebbe sperare nel vedere l’incipit dell’Indagatore dell’Incubo visto tramite gli occhi di Xabaras o dalle comiche e distorte lenti degli occhiali con cui Groucho guarda la vita, dobbiamo deludere gli astanti confidando che il protagonista non è altro che la custodia del clarinetto di Dylan Dog. Quella stessa custodia che in un qualche modo ha salvato la vita ai nostri eroi alla fine dell’albo originale, e che in cuor suo aveva ancora qualcosa da raccontare (sempre se sia plausibile parlare del cuore di una custodia ovviamente…).

Le pagine scorrono veloci, i momenti che esse attraversano in fondo li conosciamo bene, e vederli in questa nuova veste venuta fuori dalle mani di Emiliano Mammucari (vedi Orfani), devo dire che non mi è per niente dispiaciuto, anzi è una delle cose che mi ha fatto apprezzare l’albo. Nonostante egli non sia un disegnatore “di ruolo” nella serie principale, il suo è uno dei migliori Dylan che io abbia visto. Certo… in viso il nostro somiglia leggermente a qualcun altro di nostra conoscenza, ma se si fa caso alle espressioni nelle varie tavole, si notano non pochi tocchi di classe. Un altro punto a favore, è stata sicuramente l’idea di fondo della trama, ovvero la storia raccontata da un oggetto, che in questo caso trovo molto azzeccata (e se per caso qualcuno si stia chiedendo di chi sia stata l’idea, potete attribuirla all’attuale curatore del personaggio, Roberto Recchioni). Alla fine comunque tutto ha un senso, tutto torna, ma allo stesso tempo lascia aperti ancora tanti interrogativi che a distanza di anni ancora ci girano per la testa, ed un quinto senso e mezzo ci potrebbe sussurrare che forse avranno da girare ancora per un po’ di anni (si spera eh…).

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