Il giorno della fila alla posta…

Sarà una cosa stupida, ma ci sono momenti in cui tutti gli eventi della vita ti fanno pensare di essere in un sadico mash-up tra il classico “giorno della marmotta”, ed uno dei momenti peggiori che le persone possono vivere, quello in cui devono fare la fila alla posta…

Come l’educazione del caso richiede, tu arrivi, saluti tutti i presenti con un buongiorno, e ti appresti a prendere il numeretto dall’apposito distributore. In quello stesso momento realizzi che di tutte le persone che ci sono lì, nessuna ha risposto al tuo saluto, ed al massimo ti hanno guardato di sfuggita ed ovviamente male… Perché tu sei quello strano, con la barba lunga, gli occhiali da sole, la maglietta di un colore diverso… Inutile scendere in dettaglio, tanto ognuno ha un proprio motivo per disprezzare il prossimo, e se non ce l’ha realmente, prima o poi riuscirà ad inventarsene uno anche se non ti conosce.

Preso il numero, fai un passo in avanti per vedere com’è la situazione, e noti come per coincidenza tutti i posti a sedere siano occupati, e che tu sei l’unico che è rimasto in piedi. Ma tu sei giovane, quindi che problema c’è? Puoi stare in piedi per un po’ no? Certo… E’ chiaro… Il problema però è che te lo viene a dire uno che se guardi bene ha almeno dieci anni meno di te… Il che ti fa venire perfino il dubbio che il tuo “saper contare” possa essere un’opinione, e non una scienza esatta che deriva dagli studi di base di matematica…

Hai fatto quello dovevi, lo hai fatto nel rispetto delle regole, e quindi non ti rimane altro che attendere il tuo turno, indipendentemente da quello che devi fare… nell’ufficio postale… Ma in fondo in fondo è l’attesa il vero problema. Sei lì ad attendere pazientemente, non ti innervosisci, non sbuffi, cerchi di non dare fastidio a nessuno, mentre tutti ti lanciano comunque occhiatacce accusatorie per non sai quale arcano motivo.

Non ti arrabbi nemmeno quando qualcuno ti passa avanti.
Perché lo fanno.
Sempre.

Ognuno di loro ha sempre un’ottima scusa per passare prima degli altri che aspettano da chissà quanto tempo.
C’è chi va di fretta perché ha la macchina in doppia fila (e poteva parcheggiare meglio).
C’è chi ha poco tempo per tornare in ufficio, e chi deve andare a preparare il pranzo (perché ovviamente tu non lavori e non mangi eh…).
C’è chi deve solo fare una domanda, ma poi visto che c’è ed è passato avanti spedisce trentadue raccomandate e paga quindici bollette uscite magicamente dalla borsa.
C’è chi si è scordato di prendere il numeretto ma stava lì sicuramente prima di te.
C’è chi dice che era già passato prima e che deve finire un discorso.
C’è chi è amico dell’impiegato o perfino del direttore.
C’è chi è solo maleducato e prepotente.

E tu sei sempre lì, con il numeretto in mano e lo sguardo verso un tabellone che pare esser fermo da così tanto tempo… giorni, mesi, anni… tanti anni… E continui a pensare, e a chiederti quando arriverà il tuo turno. Quando invece di dover sempre dare la precedenza a qualcun altro, potrai finalmente fare quello che devi e pensare un pochino a te stesso.

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