A shooting star right in the head

È da poco passato quel periodo dell’anno in cui tutti si ritrovano sulla spiaggia di notte con il naso rivolto al cielo, nella speranza di vedere una stella cadente a cui affidare i propri desideri. Una pratica che col crescere tendi sempre di più a considerare di poca utilità, perché per un motivo o per l’altro comprendi che non c’è nessuna entità superiore che prende appunti su quello che sta chiedendo il tuo cuore. Io onestamente ho già problemi con baristi e camerieri che non capiscono quasi mai al primo colpo quando faccio un’ordinazione, figuriamoci ad interfacciarmi con divinità varie ed eventuali…
In passato poi ho avuto sempre un cattivo rapporto con i desideri, un po’ come i “clienti” del genio della lampada leggermente sordo di una vecchia barzelletta, quella del “pazzo” di 30 cm, giusto per intenderci, ma che non riporterò qui per ovvie ragioni. In ogni caso è stancante ritrovarsi costantemente a veder andare le cose sempre nella direzione opposta a quella in cui si spera, e vuoi o non vuoi perdi la speranza in tutto ciò che ti circonda. Da ragazzini si è più sognatori, poi si cresce, si cambia, e si elaborano le situazioni in maniera diversa. Alcuni un po’ sognatori riescono a restarlo, altri ne perdono totalmente la capacità, e poi ci sono quelli come me che portano avanti entrambe le filosofie, accostando ad una razionalità particolarmente radicata una vena di speranza che porta al cuore dei sogni. Ogni delusione però ne ostruisce il passaggio, come il colesterolo blocca le arterie coronariche, e tutto diventa sempre più difficile da affrontare, da sopportare e da vivere. Ogni nuova speranza o sogno farà sempre più fatica a superare una determinata soglia, e se da un lato questo può essere un bene per non crearsi false illusioni, dall’altra è sicuramente un male in quanto rischia di privarci di ogni stimolo possibile nel perseguire i nostri desideri, che così facendo ci sembreranno sempre più lontani, più irraggiungibili e sempre meno realistici, qualunque essi siano.
Per alcuni forse sarà solo un punto di vista pessimistico, per altri la norma, per altri ancora una dura realtà quotidiana, che giorno dopo giorno ti svuota completamente, ti prosciuga, assorbendo qualunque istinto, pulsione o interesse.
Si dice che il tempo rimargini tutte le ferite, ma a volte ci mette veramente tantissimo tempo, più di quanto uno possa immaginare. E nulla può la ragione per mitigare tale situazione, non c’è un lenitivo in grado di alleviare la delusione, ma piano piano, con molta calma, tutto diventa più chiaro, più nitido, e si cominciano a vedere le cose con occhi diversi. Si comprendono gli errori, si comprende che non sempre è colpa di qualcun altro, ma solo di noi stessi. E lì si comincia a stare meglio penserete voi… E invece no, perché il problema alla fine è solo uno ed è proprio questo, che quando ritorna la calma e la rabbia defluisce e va via, tutto ciò che rimane è solamente il dolore… quello con la D maiuscola…

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We are moving…

Quando ho cominciato a scrivere riempire questo blog di cretinate, i buoni propositi erano semplicemente quelli di riuscire a scrivere di più, che poi onestamente era la cosa che più mi premeva al tempo. Non sono mai stato troppo dietro agli “ascolti”, ma qualcosa mi mancava. Alla mia libertà di scrivere cazzate avevo bisogno di accostare la libertà di poter fare casino su WordPress, installando plugin utili e modificando a mio piacere il layout, ma ahimè, l’istanza messa a disposizione gratuitamente da WordPress.com non me lo permette…

Funziona tutto alla perfezione, ma è limitato al minimo indispensabile, tutto il resto è a pagamento, ed onestamente spendere del denaro per qualcosa che riesco a mandare avanti solo saltuariamente non mi sembra un buon investimento.

È proprio per questo motivo che mi “sposto”, trasloco anche in maniera digitale dopo essere stato costretto a farlo nella realtà, sperando però di aver fatto la scelta giusta e ritrovarmi su di uno spazio web migliore della zona in cui abito (cosa che al momento non è troppo difficile ad essere onesti).
Perciò, come si suol dire, “arrivederci e grazie per tutto il pesce”, da adesso in poi troverete tutte le cazzate che scrivo su demonrp.altervista.it, e pian piano trasmigrerò anche i vecchi post di questo blog su quello nuovo, o almeno ci porterò quelli che hanno ancora un senso di esistere… Chissene direte voi, e c’avete pure ragione… In ogni caso, Mahalo.

Ci sono cose che non capisco #4: D’Urso Boops Edition… WTF?! O_o

No… Non sono impazzito… Non ancora almeno, o non più del solito… Ma ultimamente, controllando senza nessun motivo in particolare la lista delle ricerche che portano a codesto blog, ho trovato “alcune cose che non capisco”, e mi sembrava giusto farvi partecipi… (che poi oh, se siete voi a venire qua a leggere un po’ ve la cercate eh…)

Mi era già successo tempo fa a dire il vero, ma ai tempi non ci avevo dato peso più di tanto, oggi poi, la scoperta che invece è una cosa che ripete piuttosto spesso,e non può che farmi pensare. Oltre al pensiero però, un po’ di curiosità m’è venuta, e visto che oggi non ho proprio tantissimo da fare (se non cercare di finire Uncharted 4 a livello Devastante), ho spulciato un po’ le statistiche del blog, e ci ho trovato qualche sorpresina… Quella che vedrete a seguire infatti, è la lista delle ricerche proveniente da Google che hanno portato su queste pagine per il mese corrente, Giugno.

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Sì sì, avete letto benissimo, c’è proprio scritto “barbara durso big boops“. Sorvoliamo sul fatto che il cognome sia scritto in maniera errata, in quanto è D’Urso e non Durso, ma io mi chiedo, chi è che cerca ste robe in giro?
Ma andiamo indietro di qualche mese… Arriviamo fino a Marzo scorso…

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Vada per il pompinotto di Deadpool, che alla fine è una sorta di cocktail e ci può stare cercarne in giro la ricetta, anzi, mi riprometto di scriverci su qualcosa se riesco a recuperare gli ingredienti ed a fare una “prova su strada”, ma guardate un attimo la seconda riga… “porno archivi barbara d urso“. Cioé siamo seri?!  “porno archivi barbara d urso“?! Ma che davero davero?
BTW, al cognome manca ancora l’apostrofo, ma almeno c’è lo spazio, ed è già un passo in avanti. Onestamente spero si tratti di un limite della ricerca, che per comodità elimina i caratteri diversi da quelli alfanumerici, ma tant’è che comunque c’è qualcuno che vuole dare un’occhiata agli archivi zozzi di Barbara D’Urso… e li viene a cercare qui… ehm… vabbé, andiamo avanti… Gennaio scorso…

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Tra le guide ai trofei di Dragon Ball Z: Battle of Z e di Titanfall, e il “non mi è piaciuto birdman“, ecco di nuovo che spunta “barbara d urso big tits“. Per le guide nulla da dire, per il fatto che a qualcuno non sia piaciuto Birdman, non posso che concordare ovviamente, ma per le big tits della D’Urso, il quesito rimane: perché?
Andiamo ancora più indietro, Ottobre dello scorso anno…
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Anche qui ci sono un paio di ricerche relative alle guide di The Walking Dead (che abbiamo già incontrato nel mese corrente), e quella di Ryse, un ottimo titolo per Xbox One di qualche tempo fa. E poi di nuovo, “barbara d urso tits“. Perlomeno, questa volta non sono pure big, oppure quello che le cercava ha una considerazione diversa dal normale sulle dimensioni del davanzale della signora Maria Carmela…
Passiamo quindi al Luglio 2015…

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Siamo quasi ad un anno fa, Stitch resta sempre un cult (anche con l’ennesimo errore nel nome -.-“), ed erano ancora rimasti degli strascichi di Wolfblood, una serie tv con target adolescenziale che ho visto un po’ di tempo fa perché ha come argomento i lupi mannari, ma cui ormai ricordo solo quando fosse bella la canzone della sigla… Anche qui però, c’è ancora chi cerca “barbara durso tits“, cosa che mi porta a pensare che c’è qualche altro tizio che non sa scrivere il cognome della conduttrice partenopea, e che non pensa che le sue grazie siano proprio abbondanti…

Sfortunatamente, mi sono accorto le statistiche mensili non mi permettono di andare più indietro di Luglio 2015, perciò mi sono dovuto accontentare di quelle annuali, che però alla fine hanno comunque dato ugualmente le loro piccole soddisfazioni…

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Il 2015 infatti, oltre a quanto vi ho già mostrato in precedenza, riporta anche un “barbara d’urso big boops” ed un “barbara d’urso tits“, con addirittura due occorrenze differenti in cui il cognome è stato scritto correttamente. Incredibile! O meglio, terribile, perché significa che l’istruzione media di chi arriva sul blog sta lentamente diminuendo…

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Per finire, il 2014 chiede, tra le varie ricerche dedicate di nuovo a Ryse ed altre cosucce, ci si ritrova sempre con un “barbara d’urso big tits” e con un “big tits d’urso“, che significa seriamente che chi cerca ste cose piano piano sta dimenticando come si scrive, oppure che sto beccando un sacco di gente che ha il tasto dall’apostrofo rotto sulla tastiera…

Non comprendendo comunque il motivo di tutta questa affluenza, ho ovviamente anche indagato sulle motivazioni che spingono Google ad inserire il blog in tali risultati, e la cosa è stata meno complessa del previsto. Un bel po’ di tempo fa infatti, vi parlai un filmetto di serie B, giusto per essere gentili, in cui coesisteva un binomio molto apprezzato da una fascia di maschietti, ovvero belle ragazze seminude ed un’apocalisse zombie. Il film in questione è Big Tits Zombie, che nonostante il titolo è in realtà molto più casto di alcune trasmissioni televisive che vanno in onda di recente. In quel post comunque, citavo per coincidenza la D’Urso, col film chiaramente lei non ci azzecca nulla, ma nel discorso il filo logico c’era… o almeno mi pare ci fosse… In ogni caso, sta di fatto che, ogni volta che qualcuno cerca quelle robe su un motore di ricerca, quella pagina spunta fuori in buona posizione… Non entro nel merito di chi quelle ricerche le fa, per carità, ma vorrei ricordare che la signora in questione c’ha quasi sessant’anni… Buon per lei essere arrivata a quest’età in quelle condizioni, però pure voi, dateve na regolate eh… Daje…

Comunque, per non lasciarvi proprio a mani vuote…

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Se vuoi del tempo comprati un orologio

Ovvero di buoni propositi, grandi film e pubblicità ingannevoli…

 

Voi non potete saperlo, ma la citazione presente nel titolo, oltre ad introdurre l’argomento di questo delirio scritto, rimanda anche ad un mio nuovo(vecchio) cambio di look, ma di solito non è proprio il massimo cominciare qualcosa raccontandone un’altra di minor conto, perciò cerchiamo di tornare subito in topic.

Dicevamo, la citazione… Chi tra di voi segue il cinema da qualche annetto, avrà forse riconosciuto la frase (e la foto) di Bilkins, il superiore di Brian (Paul Walker) dell’FBI che in una scena di The Fast and the Furious cerca di fargli capire che per quello che sta facendo di tempo ormai ne è rimasto poco. Ed io in un certo senso l’ho preso alla lettera…

Era da un po’ che ne meditavo l’acquisto, un paio di colleghi l’avevano preso tempo fa, e alcuni amici che lo hanno me ne hanno parlato un po’, nel bene e nel male, ma io ad essere sincero, ho avuto in mente per tutto il tempo che in realtà si trattava solo di un oggetto inutile, e che proprio per quella ragione dovevo averlo…
Sì, è una frase brutta, lo so (ed un po’ ci scherzo anche, sia chiaro), ma viviamo in un periodo della storia in cui il superfluo è diventato indispensabile, ed in cui, come diceva il buon vecchio Tyler Durden, “le cose che possiedi alla fine ti possiedono” (Fight Club).

Ma senza tirarla troppo per le lunghe con le derive filosofiche, questo è quanto, ho finalmente preso l’Apple Watch. Non volevo immolare un patrimonio, giusto il minimo sindacale, quindi mi sono concesso il modello Sport con cassa da 42mm in alluminio grigio siderale e cinturino in nylon intrecciato nero. Ho incluso anche un secondo cinturino, lo Sport nero con borchia nero siderale, ma non come ricambio o per sfizio, più che altro per comodità.

Tale comodità, viene principalmente dalla motivazione di base che mi ha portato alla decisione di acquistare tutto, ed anche se può sembrare che non c’entri un cazzo, è molto più inerente di altre scuse che potrei trovare. Il motivo portante infatti è che…

Homer-Diet

 …sì… sono a dieta… (risate registrate)

Nell’ultimo periodo, causa lavoro fuori sede e conseguente pranzo giornaliero in una pizzeria/ristorante decisamente troppo buona (per la cronaca i Capatosta ad Assago), ho messo su un po’ di chili, e siccome comincio a non sopportare più la cosa, mi sono imposto la dieta. Sto cercando di mangiare meglio e meno, equilibrando possibilmente gli alimenti e senza eccedere con zuccheri e grassi, restando sotto una soglia di 1500 kcal al giorno, ovvero 500 in meno del normale fabbisogno medio di una persona adulta, ma temo di dover abbassare ulteriormente il tiro.

Cosa ci azzecca comunque la dieta con l’aver comprato l’Apple Watch direte voi… Beh, per chi non lo sapesse, ci sono un po’ di features legate alla salute che sono integrate nel sistema operativo di Apple, ed avendo l’iPhone già da un po’ di anni, ho cercato di sfruttare la cosa per mantenere questo proposito salutistico. Da lì, passare a meditare quanto potessero essermi utili anche le funzionalità incluse nell’Apple Watch è stato un attimo.

Oltre al contapassi infatti, l’Apple Watch ha alcuni sensori con cui misurare il battito cardiaco (cosa che per un ipocondriaco che soffre di extrasistole, avere un orologio che ti misura costantemente il battito cardiaco è veramente una cosa comoda… lo giuro…), calcolare la distanza percorsa e conseguentemente anche il numero di calorie consumate durante il giorno. A questo si può aggiungere che fa perfettamente il suo lavoro in combinato con l’iPhone, rendendo entrambi il pezzo complementare dell’altro. Tramite l’apposita APP presente nativamente su iOS, è possibile duplicare le notifiche che arrivano al cellulare direttamente su Apple Watch, evitando quindi che il telefono si accenda o sia necessario recuperarlo in giro per poter rispondere. La messaggistica sms ha una serie di risposte rapide personalizzabili che si possono usare subito direttamente da Apple Watch, valide anche per la posta elettronica ed il messenger di Facebook, ma che risultano fortemente ridotte invece su Whatsapp. In alternativa, c’è sempre il sistema di dettatura dei messaggi, che può venirvi incontro nei momenti più difficili, e che onestamente funziona abbastanza bene. Meno performante forse la chiamata in vivavoce, dove sia il volume in entrata che in uscita risulta leggermente basso. Buona la durata della batteria, che nel modello da 42mm, con un uso normale, dura in media un po’ più di un giorno e mezzo. L’altra faccia della medaglia però si vede nel consumo batteria dell’iPhone, che nonostante venga usato relativamente meno rispetto a prima, di contrappasso tende a scaricarsi molto più velocemente del previsto. Impeccabili come sempre le confezioni, sia dell’orologio che del singolo cinturino.

Ma passiamo all’odissea dell’acquisto, che magari aiuterà qualcuno di voi a fare scelte migliori…

Per prima cosa, vorrei ringraziare MediaWorld per NON aver avuto a disposizione l’Apple Watch che volevo comprare direttamente in negozio. In primis perché il commesso, quando ho chiesto “il modello Sport da 42mm in alluminio grigio siderale con cinturino sport nero o in nylon intrecciato nero” voleva rifilarmi un “38mm in acciaio inossidabile con cinturino arancione”, che tra l’altro costa più del doppio. E poi perché onestamente non c’è convenienza, visto che quello che loro hanno pubblicato sul volantino tecnicamente è pubblicità ingannevole… Se date infatti un’occhiata anche alla versione online, vedrete questo:

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Ovvero una bellissima offerta in cui si vede chiaramente che, a partire da 369 (non si capisce cosa, se euro, noccioline, mele, etc.) è possibile acquistare Apple Watch.

Riporto la descrizione esattamente sotto il prezzo:

Ricevi notifiche e rispondi in un attimo. Gestisci l’attività fisica quotidiana. Inizia un allenamento usando solo la voce. Tieni a portata di mano le tue carte d’imbarco. Con Apple Watch, le informazioni importanti e le funzioni che usi di più sono già lì, pronte sul tuo polso. Versione Sport 42 mm.

Avete già capito cos’è che non quadra? Ancora no? Ok. Facciamo allora una piccola osservazione.

Secondo quanto riportato dal volantino, è possibile acquistare il modello da 42 mm a partire da 369€, il che non sarebbe male, visto che in effetti quello sullo store di Apple è il prezzo per il modello da 38 mm, uno sconto che varrebbe la pena sfruttare, se solo fosse vero…

Ed invece, basta cliccare (se siete sulla versione pdf online del volantino) sul + nel cerchio giallo, oppure andare direttamente in negozio, per scoprire questo…

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Come potete constatare dall’immagine, 369 è in vero il prezzo del 38 mm, mentre il 42 mm costa 419€, che sono esattamente gli stessi prezzi dell’Apple Store, con la differenza che MediaWorld ha molta meno disponibilità di modelli e di cinturini, e chi non è particolarmente cacacazzi come me, potrebbe “accontentarsi” di un modello differente da quello desiderato.

Certo, il commesso mi ha assicurato che per la settimana successiva avrebbero avuto un restock quasi completo di tutti i modelli eh… (che non vi fidate?) Peccato però che Apple mi avrebbe fatto avere tutto nel giro di 48h, ed è comprensibile quindi quale via io abbia intrapreso (del resto se ho citato The Fast and Furious ci sarà un motivo no?).

A tal proposito, vorrei spendere due righe per quel sant’uomo dell’assistenza clienti di Apple che mi ha seguito in post-vendita, perché compilando due volte l’ordine su due pc differenti, sono riuscito a fare casino…

Il sistema infatti memorizza il carrello, e quando ti riconnetti da un altro dispositivo con il tuo Apple ID, te lo fa trovare già pronto. Non sapendolo, ho prima aggiunto un modello con cinturino Sport nero ed un cinturino aggiuntivo in nylon intrecciato nero, e poi, quando ho rifatto l’ordine in serata, ho selezionato un modello con cinturino in nylon intrecciato nero ed un cinturino Sport nero aggiuntivo. Morale della favola, nel check-out dell’ordine c’erano circa mille euro di roba… Notato l’errore ho eliminato dal carrello le cose in più, ma ho commesso un errore, ed ho tolto il modello con cinturino Sport nero ed il cinturino Sport nero aggiuntivo; in pratica avevo lasciato lo stesso cinturino che avevo preso con l’orologio, e chiaramente me ne sono accorto solo dopo che il tutto era stato già spedito. Fortunatamente, è venuto in mio soccorso il sant’uomo di cui sopra, che non solo ha provveduto a rispondere a tutti i miei quesiti, ma ha anche organizzato una nuova spedizione immediata del cinturino sostitutivo prima ancora che inviassi il reso, ed ha risolto anche il problema relativo alla mia dimenticanza di scriverne il codice sul pacchetto che ho rispedito… In pratica, un’assistenza clienti impeccabile, efficiente e perfettamente funzionante, al contrario di altre che ho sfortunatamente incontrato in passato, e che sarà una ragione in più per continuare a preferire Apple a qualsiasi altro produttore di “marchingegni” telefonici.

In ogni caso, a quasi 10 giorni di test, i risultati sono più che ottimi, ed onestamente non vedo l’ora di poter installare il nuovo watchOS3, di cui si è già scoperta qualche novità. Nel frattempo, a furia di nominarlo troppe volte, mi è venuta voglia di rivedere The Fast and Furious, che tanto, vivere la vita un quarto di miglio alla volta lo sto già facendo… 😛

Il giorno della fila alla posta…

Sarà una cosa stupida, ma ci sono momenti in cui tutti gli eventi della vita ti fanno pensare di essere in un sadico mash-up tra il classico “giorno della marmotta”, ed uno dei momenti peggiori che le persone possono vivere, quello in cui devono fare la fila alla posta…

Come l’educazione del caso richiede, tu arrivi, saluti tutti i presenti con un buongiorno, e ti appresti a prendere il numeretto dall’apposito distributore. In quello stesso momento realizzi che di tutte le persone che ci sono lì, nessuna ha risposto al tuo saluto, ed al massimo ti hanno guardato di sfuggita ed ovviamente male… Perché tu sei quello strano, con la barba lunga, gli occhiali da sole, la maglietta di un colore diverso… Inutile scendere in dettaglio, tanto ognuno ha un proprio motivo per disprezzare il prossimo, e se non ce l’ha realmente, prima o poi riuscirà ad inventarsene uno anche se non ti conosce.

Preso il numero, fai un passo in avanti per vedere com’è la situazione, e noti come per coincidenza tutti i posti a sedere siano occupati, e che tu sei l’unico che è rimasto in piedi. Ma tu sei giovane, quindi che problema c’è? Puoi stare in piedi per un po’ no? Certo… E’ chiaro… Il problema però è che te lo viene a dire uno che se guardi bene ha almeno dieci anni meno di te… Il che ti fa venire perfino il dubbio che il tuo “saper contare” possa essere un’opinione, e non una scienza esatta che deriva dagli studi di base di matematica…

Hai fatto quello dovevi, lo hai fatto nel rispetto delle regole, e quindi non ti rimane altro che attendere il tuo turno, indipendentemente da quello che devi fare… nell’ufficio postale… Ma in fondo in fondo è l’attesa il vero problema. Sei lì ad attendere pazientemente, non ti innervosisci, non sbuffi, cerchi di non dare fastidio a nessuno, mentre tutti ti lanciano comunque occhiatacce accusatorie per non sai quale arcano motivo.

Non ti arrabbi nemmeno quando qualcuno ti passa avanti.
Perché lo fanno.
Sempre.

Ognuno di loro ha sempre un’ottima scusa per passare prima degli altri che aspettano da chissà quanto tempo.
C’è chi va di fretta perché ha la macchina in doppia fila (e poteva parcheggiare meglio).
C’è chi ha poco tempo per tornare in ufficio, e chi deve andare a preparare il pranzo (perché ovviamente tu non lavori e non mangi eh…).
C’è chi deve solo fare una domanda, ma poi visto che c’è ed è passato avanti spedisce trentadue raccomandate e paga quindici bollette uscite magicamente dalla borsa.
C’è chi si è scordato di prendere il numeretto ma stava lì sicuramente prima di te.
C’è chi dice che era già passato prima e che deve finire un discorso.
C’è chi è amico dell’impiegato o perfino del direttore.
C’è chi è solo maleducato e prepotente.

E tu sei sempre lì, con il numeretto in mano e lo sguardo verso un tabellone che pare esser fermo da così tanto tempo… giorni, mesi, anni… tanti anni… E continui a pensare, e a chiederti quando arriverà il tuo turno. Quando invece di dover sempre dare la precedenza a qualcun altro, potrai finalmente fare quello che devi e pensare un pochino a te stesso.